UV INDEX e prevenzione dei danni cutanei

Oggi vi parlerò dell'UV Index, un indice molto utile e semplice da capire, ma che ho scoperto essere poco conosciuto o poco usato.

L'UV INDEX (Indice Ultravioletto UV, in italiano) è un valore che è stato introdotto circa 20 anni fa come strumento rapido e intuitivo per permettere alle persone di proteggersi dai potenziali danni dei raggi UV.

Esso rappresenta l'unità di misura dell'intensità della radiazione solare ultravioletta che giunge al suolo in una determinata località in un determinato giorno.

I primi strumenti di rilevazione della radiazione UV furono inventati tra gli anni '50 e gli anni '70 e, a partire dal 1973, vennero installati diversi rilevatori "Robertson-Merger" (dai nomi degli scienziati che si occuparono del loro sviluppo), dapprima negli USA e in Australia e successivamente in Europa.

Perché l'UV Index può essere uno strumento utile per prevenire danni cutanei?

Nel 1918 i fisici tedeschi Karl Hausser e Wilhelm Vahle iniziarono ad investigare i possibili danni cutanei causati dalla radiazione UV, concentrandosi soprattutto sulla misurazione degli effetti eritemigeni della componente ultravioletta solare sulla pelle umana.

Soprattutto a partire dagli anni '70 e '80, ci si concentrò sui potenziali effetti dannosi e cronici che l'esposizione prolungata alle radiazioni UV può causare a livello non solo cutaneo, ma anche oculare e immunitario.

Tali effetti possono essere:

a) A breve termine o da esposizione acuta, e durano ore o giorni;

b) A lungo termine o da esposizione cronica, che permangono per mesi o anni.

L'aumento di casi di tumori cutanei in quegli anni mise in allerta gli scienziati che ritennero importante fornire strumenti sempre più chiari e semplici alla popolazione.

Per questo motivo nel 1992 fu introdotto l'UV INDEX, anche se, inizialmente, ogni Paese aveva un modo differente di calcolarlo. Solo nel 1995 si arrivò a una definizione unitaria dell'UVI, stabilita da tre importanti organismi internazionali: OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), OMM (Organizzazione Metereologica Mondiale) e ICNIRP (Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti), ed è il valore che usiamo attualmente, indicato con un numero che va da 0 a 11+, come si vede nella tabella:

 

 

Fonte: melanomaitalia.org

Un indice basso (0-2), ad esempio, indica un rischio minimo per persone con carnagione media, che possono esporsi al sole senza scottarsi. Viene però raccomandato l'uso di crema solare e occhiali da sole ai fototipi più chiari.

Già a partire da un indice medio (3-5), il rischio aumenta esponenzialmente per persone con pelle chiara, che possono scottarsi in meno di 20 minuti di esposizione.

Man mano che L'UVI sale, i rischi aumentano anche per i fototipi più scuri e l'esposizione ai raggi UV andrebbe evitata il più possibile.

Un UVI pari o superiore a 11 indica un rischio estremamente alto per la salute, pertanto la raccomandazione principale è quella di non uscire e indossare sempre creme con SPF alto e abbigliamento con UPF (fattore di protezione UV) alto.

Dove troviamo questo valore?

Quasi tutte le app meteo sui nostri smartphone riportano questa informazione e diventano quindi uno strumento utile e alla portata di tutti.

Nell'immagine in basso, ad esempio, una nota app per Android indica questo valore in basso a destra e può fornire un utile indicazione per capire come vestirci, se usare la protezione solare e quanto tempo possiamo esporci alla radiazione UV.

 UV index app

NB: Uno studio del 2020, condotto da ricercatori dell'Università di Pisa, ha evidenziato però che l'UVI indicato su molte app tenda a non coincidere con quello reale.

Ciononostante, resta un indicatore molto utile da tenere sempre presente.

Una corretta misura dell'UV è di grande importanza per tutelare la salute delle persone ad esse esposte, e per questo ogni anno sorgono nuove stazioni per la misurazione dell'UV index; in Europa attualmente esistono circa 160 stazioni disseminate in 25 Paesi, tanto che la maggior parte della popolazione europea riceve informazioni molto dettagliate e precise, in modo da poter adattare i propri comportamenti di conseguenza. La radiazione UV viene rilevata in stazioni meteorologiche appositamente create e in pochissime stazioni meteorologiche standard. 

In Italia esistono diverse istituzioni che si occupano di registrare e pubblicare l'UVI, aggiornandolo frequentemente: le stazioni più a Nord si trovano in Valle D'Aosta, mentre quella più a Sud a Lampedusa.

Tuttavia queste rilevazioni presentano ancora molti limiti, poiché, ovviamente, non possono tener conto delle variabili individuali (fototipo, attività professionale, farmaci assunti, etc..).

Numerosi ricercatori, però, stanno cercando di realizzare modelli di rilevazione degli UV sempre più precisi ed efficaci e la sensibilizzazione della popolazione al tema della prevenzione di danni cutanei come il melanoma sta creando sempre più consapevolezza.

E tu, conoscevi l'UV Index? Lo consulterai?

 

 

Bibliografia:

A.W. Schmalwieser, J. Gröbner, J., M. Blumthaler et al., "UV Index monitoring in Europe", Photochem Photobiol Sci 16, 2017, pp.1349–1370.

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P. Vecchia, M. Hietanen, B. E. Stuck, E. van Deventer, S. Niu (editors) – "Protecting
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V. Fioletov, J.B. Kerr, A. Fergusson, "The UV index: definition, distribution and factors affecting it", Can J Public Health, 2010, pp. I5-9.
G. Salvadori, F. Leccese, D. Lista, C. Burattini, F. Bisegna, "Use of smartphone apps to monitor human exposure to solar radiation: Comparison between predicted and measured UV index values", Environ Res. Vol.183, Apr. 2020.

 

World Health Organization, World Meteorological Organization, United Nations Environment Programme & International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection, "Global solar UV index : a practical guide. World Health Organization", 2002.

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